I testi classici dello yoga

Per secoli lo yoga è stato tramandato per lo più oralmente, da maestro ad allievo.
Alla tradizione orale si è però sempre affiancata una ricca produzione di testi, spesso in forma di aforismi, versi e guide pratiche. Nonostante il passare del tempo, alcuni di questi scritti rappresentano ancora oggi fonti interessanti, fruibili e utili per la pratica dello yoga.

I testi sullo yoga del periodo classico

I Veda

I primi riferimenti allo yoga si trovano nei Veda, i più antichi testi della cultura indiana, databili tra il 1500 e il 1200 a.C.
Si tratta di un insieme di scritti, suddivisi classicamente in quattro parti. Lo yoga è menzionato già nella prima parte, il Rigveda, il più antico testo in lingua indoeuropea. Viene definito come “unione” o “disciplina” e non vi è alcun riferimento alla pratica.
Nell’Atharvaveda, il quarto testo che compone i Veda, sono invece fatti i primi cenni sul pranayama, il controllo della respirazione.

Le Upanishad

Le Upanishad, o Vedanta, sono trascrizioni di testi orali, raccolti in un lunghissimo arco di tempo: il termine upanishad significa letteralmente “sedersi giù vicino” ed evoca appunto l’immagine del discepolo che si siete ai piedi del maestro per ascoltare rivelazioni mistiche e insegnamenti tramandati oralmente.
Le Upanishad descrivono lo yoga come un sentiero da percorrere per raggiungere la liberazione dalla sofferenza attraverso la saggezza e lo distinguono in Karma yoga (yoga dell’azione) e Jnana yoga (yoga della saggezza e del discernimento). Le Upanishad ancora non trattano in dettaglio e con metodo la filosofia dello yoga, ma ne delineano gli enunciati mistici e profondi:

  • è un mezzo per trascendere gioia e dolore
  • quieta la mente attraverso la respirazione
  • unisce respiro e mente, il Sé e l’Assoluto attraverso un sentiero a sei passi (concetto che viene ampliato nello Yoga Sutra di Patanjali)

Bhagavad Gita

Questo scritto del IV secolo d.C. fa parte del Mahabharata, il grande poema epico indù, ed è ritenuto il primo vero testo di yoga.
Il Bhagavad Gita indica tre vie per ottenere l’illuminazione:

  • Karma Yoga, il sentiero dell’azione
  • Bhakti Yoga, la devozione verso il divino
  • Jnana Yoga, il sentiero della saggezza

Descrive inoltre le pratiche degli yogi del tempo: il pratyahara (la ritrazione dei sensi) e il pranayama (il controllo della respirazione).

Lo Yoga Sutra di Patanjali

Il testo di Patanjali ha unito diverse pratiche e tradizioni in un’unica opera, in modo sistematico e coerente, e perciò viene considerato all’origine dello yoga moderno. Probabilmente è antecedente al V secolo d.C., ma è ancor oggi un punto di riferimento per molte forme di yoga e di meditazione.

Lo Yoga Sutra è una raccolta di 196 aforismi, affermazioni concise rivolte dal maestro ai suoi allievi.
Il cuore del testo è esposto nel secondo capitolo con le otto braccia dello yoga, un percorso in otto stadi che i praticanti dovrebbero seguire fino all’autorealizzazione.

I testi sullo yoga del periodo post-classico

Tra i testi del periodo post-classico vanno ricordati gli scritti di Goraska, che nel IX-X secolo d.C. teorizza i sei livelli di incarnazione, dal corpo fisico al corpo sottile, descrive i chakra e l’importanza del mantra “Om”.

Nel XV secolo Hatha Yoga Pradipika (letteralmente “fare luce sull’Hatha Yoga”) di Swatmarama descrive diverse asana, per lo più varianti della posizione del loto, mudra, bandha e otto esercizi di pranayama.

Sono invece ben 32 le asana e 25 i mudra descritti nel Gheranda Samhita, un testo del XVII secolo che fornisce anche indicazioni sull’alimentazione e sulla condotta individuale che un praticante di yoga dovrebbe mantenere (niyama).

Infine vogliamo citare Shiva Samhita, un trattato del XVIII secolo che enuncia una caratteristica fondamentale di questa disciplina: lo yoga serve per il benessere di tutti, non solo degli asceti.

 

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